“Fuocoammare”: è tutta realtà.

La nonna, seduta sulla poltrona in salotto vicino alla finestra, racconta al nipote, il piccolo Samuele, dei bombardamenti sul mare durante la seconda guerra mondiale. È da qui che prende il nome il docufilm “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo Festival del cinema di Berlino.

Samuele è il protagonista della storia insieme ai migranti che ogni giorno arrivano sulle coste di Lampedusa. Tutti gli eventi narrati nel film e i rispettivi dialoghi sono reali e filmati dal vivo nel momento preciso in cui si sono verificati.

fuocoammareLa quotidianità di Samuele che gioca, studia, impara ad andare in barca, va a scuola, va dal medico si intreccia con la vita disperata dei migranti che approdano sull’isola. I loro corpi sono provati dal lungo e faticoso viaggio, sono disidratati, malati, denutriti e feriti anche nell’animo dalla fuga dal loro paese in guerra.

00-img-tt3652526-20160210103811-lobby-still-1_800x600_OIivMV_2_it_1_50673_81400_507101_176Si alternano scene emotivamente intense, come quella dei morti nella stiva della nave, a scene più positive, come quando il medico di Lampedusa cerca di scoprire con l’ecografia il sesso dei due gemelli di cui una donna migrante è in attesa.

La figura del medico unisce i due mondi che sembrano apparentemente separati: è lui che cura gli abitanti dell’isola così come si prende cura dei migranti che arrivano sul suolo italiano.

Abbiamo osservato che la durata delle scene in questo film è più lunga di quella a cui siamo abituati e abbiamo pensato che il regista abbia fatto questa scelta per metterci nella condizione di vivere i momenti nella loro vera durata. Inoltre, per rispetto delle vite raccontate, non è presente un sottofondo musicale, a parte le canzoni trasmesse dalla radio locale. Questo ha dato alle immagini una maggiore carica drammatica.1455724996689_fuocoammare_10

La scena che ci ha più colpito è stata quella in cui i soccorritori recuperavano i corpi dei migranti gravemente provati dal viaggio e li caricavano sulla nave della Guardia Costiera. Anche la testimonianza del medico ci ha commosso perché ha raccontato che anche se si trova quotidianamente di fronte alla morte non riesce e non riuscirà mai ad abituarsi a tanta sofferenza umana.

Una delle ultime scene del film mostra l’eclissi di sole avvenuta il 20 marzo dello scorso anno. Secondo noi il regista voleva farci capire che, mentre noi guardavamo l’eclissi ed eravamo felici e stupiti per quell’evento astronomico, in un luogo non molto lontano morivano esseri umani in mare. Per noi quella scena è stata particolarmente significativa perché quel giorno abbiamo organizzato per tutta la scuola la visione dell’eclissi in sicurezza, costruendo per tutti degli occhiali con vetrini da saldatore.

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Abbiamo visto il film insieme a tutta la scuola mercoledì 6 aprile al Cinema Italia di Vercelli, la nostra città, e per noi ha significato ampliare ulteriormente le nostre conoscenze sul tema delle migrazioni, che già abbiamo affrontato leggendo “Nel mare ci sono i coccodrilli”.

Prima e dopo il film abbiamo svolto delle attività in classe. Prima abbiamo ripercorso i motivi per cui le persone migrano e da dove arrivano, in seguito abbiamo fatto un elenco di cose che avremmo portato con noi se ci fossimo trovati nella situazione di fuggire dal nostro paese. Dopo il film abbiamo immaginato di essere un migrante e abbiamo scritto una lettera di saluti a una persona cara prima della partenza. Infine abbiamo riflettuto sul film.

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