Se fossi Enaiatollah…

Ecco i nostri temi sotto forma di diario, scritti immedesimandoci in Enaiatollah Akbari, il protagonista dell’incredibile viaggio raccontato nel libro di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”. Abbiamo provato a metterci nei suoi panni e a provare a sentire le sue emozioni, che tanto ci hanno colpito durante la lettura del libro.

Buona lettura!

I DIARI DI ENAIATOLLAH

Il diario di Enaiatollah secondo Filippo Marcello

Caro diario,

oggi mi sono svegliato ma vicino a me non c’era più la mamma, mi ricordo che mi ha detto tre cose, prima che io mi addormentassi. Mi ha detto che non dovevo mai rubare, mai tenere in mano un’arma e di essere sempre educato.
So solo che sono in Pakistan, in una specie di albergo, niente altro, ho molta paura e non so che cosa fare.
Sono sceso fino all’entrata di questo albergo e, con molta insicurezza e sempre più paura, ho chiesto al proprietario dove si trovava la mia mamma. Mi ha risposto che non era più lì. Io, essendo afgano e non pachistano, ho fatto un po’ di fatica a capire ma sono riuscito a chiedergli che cosa voleva dire che mia mamma non c’era più. Lui mi ha risposto che era andata via e che potevo restare all’albergo e mangiare la frutta che c’era sopra il tavolo.
Sono andato a prendere una mela, appena l’ho presa, mi sono fatto prendere dal panico perché ho pensato a che cosa avrei fatto il giorno dopo, ma mi sono ripreso quasi subito e, finito di mangiare la mela, un po’ dura ma molto buona, sono andato da Kaka Rahim a chiedergli se potevo restare in quel posto, abbastanza brutto e che puzzava di fogna.
Lui mi ha detto di sì ma solo se lavoravo per lui senza lamentarmi.
Sono andato in camera abbastanza felice, ma nello stesso tempo triste e un po’ impaurito. Tu diario che cosa faresti se fossi in me? Come reagiresti? Saresti spaventato a morte proprio come me?
Questo non lo so, ma so che devo andare a dormire perché Kaka Rahim mi ha detto che lavorerò già da domani e anche perché ho davvero molto sonno, ti terrò aggiornato domani sera alla stessa ora, sempre se riesco.

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Il diario di Enaiatollah secondo Federico Povia

Caro diario,

tre giorni fa mamma mi ha regalato questo quaderno dicendomi che, se avessi avuto bisogno di sfogarmi, avrei potuto aprire una pagina e scriverci.
Mamma mi ha detto che per scrivere un diario per prima cosa bisogna scrivere la data. Che giorno è’? Dove sto andando? Che ore sono? In questo momento mi sento un pesce fuor d’acqua.
Mamma, quando ero ancora piccolo e riuscivo a stare nella buca dell’ orto, mi aveva raccontato la storia di papà . Mio papà fu assalito e ucciso dai Pastun mentre trasportava della merce per loro.
Quando me lo disse, mi misi a piangere e dentro di me si accese un profondo odio per i talebani, per i Pastun e per tutte quelle persone che torturano gli Azara, la mia etnia.
Se tu potessi parlare, diario, magari potresti dire dove sta andando questo camion, dove mi sta portando e cosa posso fare per fuggire dai talebani.
Papà, mamma, e i miei fratelli mi mancano tantissimo ricordo tutte le volte in cui mi davano la buona notte, tutte le volte in cui hanno giocato a Buzul Bazi con me. Li ringrazio, perché mi hanno fatto salvato dai talebani rischiando la proprie vite e quindi io posso solo pregare per loro e ringraziarli per tutti i sacrifici che hanno fatto.
Ora devo andare a dormire
Buona notte, diario

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Il diario di Enaiatollah secondo Alice Rigolino

Caro diario,
ieri sera la mamma mi ha detto cose strane, mentre eravamo nel letto di un hotel che poi è piuttosto una grande casa dove sono ospitati persone come noi, che sono fuggite dal loro paese.
Non so bene il motivo per cui ce ne siamo andati, ma la mia mamma mi ha portato via dicendomi che saremo ritornati molto presto, quindi io l’ho presa per una gita madre e figlio. Mi sembrava strano che i miei fratelli non venisero con noi ma ho pensato che fosse un viaggio molto veloce. Mia mamma, prima di farmi addormentare con la sua solita ninna nanna, mi ha detto di non prendere mai in mano un’arma, di andare sempre d’accordo con tutti, di non usare mai la violenza, di non accettare mai niente dagli sconosciuti come droga o cose simili.
Subito dopo mi sono addormentato pensando a cosa avremo fatto di bello il giorno dopo siccome eravamo in gita.
Questa mattina la mamma non era iù accanto a me, sono rimasto solo… che cosa potrò fare adesso?

Caro diario,
questa mattina mi sono svegliato e non ho trovato la mia mamma nella nostra camera, in quella casa grande. Ora sono preoccupato perché ho paura, qui in questa specie di albergo non conosco nessuno e non so come andare aventi, perché sono senza soldi e cosa si fa senza soldi? Un bel niente! Comunque ho chiesto a un uomo, che credo sia il proprietario dell’albergo, dove fosse andata la mia mamma. Lui ha detto che era ritornata al nostro paese Nava. Gli ho anche chiesto se sarebbe ritornata ma lui mi ha etto di “NO”.
Mi ha ricordato le cose che mi aveva detto ieri sera la mamma ma io non ho capito subito, quindi mi sono seduto e gli ho chiesto cosa avrei potuto fare. Insomma ho solo nove anni! O almeno credo, non so bene la mia età. Lui mi ha etto di iniziare a lavorare per lui ma io non sapevo che cosa fare, neanche conosco la lingua, figuriamoci lavorare! Lui mi ha detto che per incominciare potevo lavorare lì da lui, ma solo per un po’, poi dovrò cercarmi un altro lavoro.
Ho iniziato subito la sera stessa dopo aver mangiato una patata e una carota. Quando ho terminato, mi sono addormentato, primo perché ero stanchissimo e secondo perché il giorno dopo avrei dovuto di nuovo lavorare.

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Il diario di Enaiatollah secondo Tommaso Graziano

Caro diario,

mi trovo nel retro della bottega in cui, da qualche tempo, sto lavorando. Sono tra la frutta profumata che mi ricorda il mio paese e le giornate che trascorrevo nella cucina della nonna. Il mio datore di lavoro è uscito per un momento dal negozio, sono da solo e per questo ho pensato di scriverti .
Questa mattina, mentre stavo venendo alla bottega, nella piazza centrale di questo minuscolo paese, ho incontrato un uomo anziano. Il signore mi si è avvicinato chiedendomi che cosa facessi in quella piazza tutto solo, invece di essere a scuola; in quel momento ho provato un po’ di timidezza e soprattutto tanta paura. Gli ho risposto in maniera frettolosa ed anche un po’ scortese, mentre già correvo verso la bottega. La giornata è trascorsa senza che io pensassi più all’anziano signore, ma ora mi torna in mente l’episodio e provo vergogna al pensiero di come mi sono comportato perché non ho avuto rispetto per lui, cosa che di solito, la gente fa con me; ho avuto paura, lo ammetto, senza ricordarmi di essere gentile con le altre persone per cercare di conoscerle oltre che giudicarle per il proprio aspetto.
Domani mattina, sempre alla stessa ora di oggi, ripasserò dalla piazza e, spero proprio, di incontrare di nuovo l’anziano signore e sarò io questa volta a salutarlo e a iniziare una conversazione.

Ti saluto, ci sentiamo domani con le prossime novità

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Il diario di Enaiatollah secondo Francesca Brusa

Caro diario,
sono arrivato oggi finalmente in Iran e devo ammettere che è un posto veramente meraviglioso, con i ragazzi che giocano a pallone e le ragazze tutte ben vestite che chiacchierano.
Anche io volevo essere così, farmi degli amici e giocare insieme a loro.
Mentre pensavo a come avere tutte queste cose si è fatta l’ora di pranzo. Ho deciso di usare i pochi soldi che m sono rimasti per comprare qualcosa da mangiare. Ho optato per una zuppa di verdure in un ristorante di una pensione a 2 stelle.
Per fortuna ho avanzato davvero molti soldi, perché ho speso solo 5 o 6 monete.
Mentre camminavo e pensavo a come farmi degli amici, sono andato a sbattere contro un signore che a vederlo pareva avere sui cinquant’anni. Il signore ha iniziato a farmi domande con un tono lieve. “Che cosa fai ragazzino? Non sei a scuola?”
Ma certo… LA SCUOLA! Un posto pieno di ragazzi e ragazze dove è obbligatorio farsi amici. Io ho risposto al signore. “Non ancora, ma grazie del consiglio”. Quel signore mi ha guardato perplesso correre verso la scuola del paese.
Era una scuola pubblica per orfani immigrati e io ho deciso di iscrivermi per iniziare il giorno dopo. Ero al settimo cielo, ma ti aggiornerò.

A presto, caro diario

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Il diario di Enaiatollah secondo Anna Bosso

Gelidi fiocchi di neve inumidisco i miei capelli e il mio giubbotto troppo leggero per la stagione. Alzo la testa verso il cielo e vedo arrivare dei nuvoloni che non promettono nulla di buono. Procedo a passo lento, rallentato dalla bufera: mi sembra di attraversare un muro di ghiaccio.
A poco a poco iniziano a mancarmi le forze e a un certo punto, in mezzo a tutto quel bianco, scorgo una luce. Per un momento penso di essere arrivato in paradiso, pulendomi gli occhi pieni di ghiaccio, vedo una casa: la mia salvezza!
Raccolgo le mie ultime forze per arrivare alla casa. Busso tre volte alla finestra illuminata. Un uomo dalla faccia addormentata, scostate le tende, mi viene ad aprire la porta. In seguito non ricordo bene quello che è successo, so solo che al mio risveglio non l’ho più trovato.

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Il diario di Enaiatollah secondo Umberto Balossino

Caro diario,
oggi siamo andati ad acquistare delle stoffe a Sarab. Osta Saib è arruvato in negozio all’alba, io dormivo ancora e, nel sentire il rumore, mi sono spaventato. Siamo partiti quasi subito con la sua macchina, c’era il sole ma anche un’aria molto fredda.Per strada non abbiamo incontrato molta gente, forse perché era presto, poi siamo usciti dalla città e abbiamo percorso una strada polverosa per circa tre ore. Abbiamo incontrato solo automobili e un furgone con il cassone, dentro al quale erano sedute quattro persone, tutti uomini. Poverini, ho pensato, respirare tutta quella polvere non fa certo bene ai polmoni, spero almeno siano vicini a casa.
Quando siamo arrivati a Sarab, Osta Saib è entrato in un negozio per acquistare le stoffe e io sono rimasto in auto. Guardavo fuori dal finestrino e vedevo la gente in strada, qualcuno in macchina, molti in bicicletta e ancora di più a piedi.
A un tratto mi è venuta in mente la scuola: per la prima volta oggi non mi sono seduto sul muretto a sentire la campanella e a guardare i bambini che uscivano durante l’ora del pranzo. Ho provato un’enorme tristezza.
Mentre pensavo alla scuola ho sentito un trambusto poco distante dalla mia auto: tre uomini stavano picchiando una donna. Il cuore ha cominciato a bttermi forte, mi guardavo intorno nella speranza che qulcuno intervenisse, ma la gente passava facendo finta di niente, come se fosse una cosa normalissima.
Ero agitatissimo e anche molto arrabbiato perché non riuscivo a capire che cosa potesse aver fatto di così grave quella donna per meritarsi tutte quelle botte. Uno degli uomini aveva anche un bastone.
D’istinto sono sceso dalla macchin, non so per fare cpsa, anche perché non avrei potuto fare niente da solo. In quel momento è uscito dal negozio Osta Saib, che mi ha chiamato per aiutarlo a caricare le stoffe nel baule. Nel frattempo i tre aggressori hanno smesso di picchiare la donna e tutti e quattro se ne sono andati.
Durante il viaggio di ritorno ho raccontato l’episodio a Osra Saib e lui mi ha detto che avav visto tutto dalla vetrina del negozio. Mi ha spiegato che quella donna era uscita di casa senza burqa, cosa vietata, così gli uomini della sua famiglia l’hanno raggiunta e picchiata. Io non condivido questa violenza.
Quando siamo arrivati a casa Osta Saib mi ha messo le stoff sulle spalle affinché le portassi a un suo cliente. Erano molto blle e il cliente mi ha dato la mancia, con cui mi sono preso yogurt, cetrioli e pane. Mi sono steso sul pavimento e ho pensato alla mia mamma e ai miei fratelli. Quando avrò un po’ di soldi, tornerò da loro in Afghanistan.

 

 

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